FONDO PREZIOSO

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Il FONDO PREZIOSO è composto da stampe e manoscritti di musica sacra e profana di diversi autori. La varietà dei documenti è indice di una collezione costituitasi attraverso successive aggregazioni di materiali di diversa provenienza.

 

I manoscritti più antichi risalgono al XVIII secolo. Molti sono gli autografi di autori di ambiente bresciano: Arnaldo Bambini (1880-1953), Nestore Baronchelli (1886-1956), Antonio Bazzini (1818-1897), Isidoro Capitanio (1874-1944), Paolo Chimeri (1852-1934), Giuseppe Denti (1882-1977), Pietro Gnocchi (1678-1771), Giovanni Battista Premoli (1851-1930), Michele Nicolosi (sec. XVIII-XIX), Luigi Vismara (1871-1920).

 

Dei bresciani Pietro Gnocchi e Carlo Francesco Pollaroli (1653-1722) si conservano trascrizioni piuttosto recenti di messe, salmi e responsori, la cui redazione originale è depositata presso l’Archivio Musicale del Capitolo della Cattedrale di Brescia.

 

LASCITO CARLO FISOGNI

Carlo Fisogni (Brescia, 1854-1936) fu sindaco di Brescia dal 1898 al 1902 e fu anche presidente del Consiglio Provinciale della nostra città dal 1914 al 1923. Era appassionato di musica e suonava il pianoforte. Gli eredi hanno depositato presso l’Archivio del Seminario la sua biblioteca musicale: qualche manoscritto (in particolare quartetti di Kreutzer, Capuzzi e Pleyel) e molte edizioni a stampa, perlopiù romanze o pezzi caratteristici come si usava all’inizio del ‘900. Una curiosità: abbiamo anche l’edizione della «Marcia-inno dei tiratori italiani», da lui scritta in qualità di presidente dell’Unione Tiratori Italiani, completa delle lastre che servirono per la stampa musicale. Conserviamo inoltre alcune sue composizioni per pianoforte o per piccoli complessi cameristici.

 

LASCITO ERNESTO MELI

Ernesto Meli (Brescia, 1928-2012) ha rappresentato una figura importante nella storia musicale bresciana del secondo Novecento. Fu infatti fondatore e/o presidente del Gruppo Musicale “Girolamo  Frescobaldi” (dal 1952 al 1961), della Commissione per la tutela degli organi artistici della Lombardia (dal 1957 al 1962), delle “Settimane di Musica Barocca” (dal 1959 al 1982) e del Centro di studi musicali “Luca Marenzio” (dal 1974 fino alla morte). A lui, insieme con Luigi Ferdinando Tagliavini e Armando Maccarinelli, si deve il primo restauro storico di un organo italiano: l’Antegnati della chiesa di S. Giuseppe in Brescia.

Fra le sue carte, che gli eredi hanno donato all’Archivio, si trovano molte cose interessanti: diversi incartamenti riguardanti organi della città, della provincia, ma anche di altre regioni; tutta la corrispondenza con gli artisti chiamati a suonare per le diverse edizioni delle Settimane barocche (quando non c’era la posta elettronica…); tutti i documenti del Centro Studi «Luca Marenzio» con anche i ringraziamenti delle persone anche di chiara fama cui il Centro inviava i volumi pubblicati.

La testimonianza forse più emozionante è però la raccolta fotografica che ricorda i concerti per l’inaugurazione, nel 1956, dell’organo di S. Giuseppe restaurato. Ritroviamo tutti i protagonisti: gli organisti (Tagliavini, Surbone, Esposito e De Donà), Meli stesso, la Cappella del Seminario diretta da Mons. Giuseppe Berardi e l’organaro Armando Maccarinelli.

 

LASCITO SERGIO MARTINOTTI

Nato a Casale Monferrato nel 1931, docente all’Università Cattolica di Milano e poi di Brescia, Sergio Martinotti morì a Brescia nel 2012. Gli eredi hanno depositato presso l’Archivio un gran numero di libri a lui appartenuti. La cosa più straordinaria di questa biblioteca è che tutti i libri sono stati letti. Su ognuno di essi, infatti, oltre alla sigla S. M. e alla data, si trovano annotazioni e appunti: segno inequivocabile che appartenevano a un grande studioso.

Sono libri di vario genere, alcuni arrivati in omaggio, i più acquistati. Testimoniano la vivace curiosità del loro possessore e mostrano ancora una volta le sue non segrete preferenze per la musica tardo-romantica.

Di Martinotti ci rimangono anche alcuni diari della giovinezza (dal 1957 al 1959): da qui possiamo leggere di suoi incontri con la sapienza musicale e musicologica del secolo passato, da Alberto Mozzati ad Alberto Basso, da Mario Bortolotto a Massimo Mila. Abbiamo anche ritrovato le convocazioni per le prime riunioni della «Associazione Italiana A. Bruckner» nonché i programmi delle relative audizioni, stampati su povera carta da ciclostile.

Da qui è partita la strada – difficile ma percorsa con determinazione – che ha portato Martinotti ai primi posti della musicologia non solo italiana. Un suo allievo ricorda le sue lezioni in Cattolica, nel suo studio: «Erano meravigliose».

 

LASCITO DON TULLIO STEFANI

Che cosa dire di don Tullio Stefani? Semplicemente, che senza di lui non esisterebbe più l’Archivio musicale. E’ stata la sua convinzione che il libro di musica sia un dato culturale e storico importantissimo a permettere la conservazione e l’ampliamento del nostro Archivio.

Maestro di Musica presso il Seminario e presso i Conservatori, Tullio Stefani esercitò anche una intensa attività di ricercatore musicale unita, nella pratica, a quella di direttore d’orchestra.

Le sue radicate fedi musicali sono visibili nella biblioteca che ha lasciato in Archivio: tutti i compositori – da Despres a Ligeti e oltre, in una scelta ampia e curata – sono rappresentati fra le sue partiture; molti volumi e musiche sono dedicati alla musica bresciana; microfilm e riproduzioni fotostatiche di opere settecentesche testimoniano la sua curiosità nello scoprire e nel proporre musiche mai eseguite.

 

ARCHIVIO MUSICALE DELLA BASILICA DELLE GRAZIE

La Basilica delle Grazie fu per diversi secoli fu fra le più importanti realtà produttrici di musica a Brescia. Non dobbiamo dimenticare che alle Grazie furono attivi, nel ‘600, alcuni compositori di grande rilievo e che si ritiene che il doppio coro – in città – fosse coltivato lì.

Depositato nel nostro Archivio da qualche settimana, il materiale è in fase di riordino. Scorrendo gli inventari giunti fino a noi (purtroppo lo storico inventario stilato da don Stoppani pare essersi volatilizzato, ed è davvero un gran peccato) possiamo per ora dire che la raccolta, divisa in cartelle «tematiche», contiene una grande quantità di musica liturgica, per ogni occasione, perlopiù manoscritta.

Uno studio attento rivelerà gli autori e le mani dei copisti impegnati nel lavoro di copiatura delle musiche: di certo possiamo presentare ai musicisti interessati un patrimonio di rilevante interesse, non solo per la presenza – amplissima – di compositori bresciani ma anche per la presenza – non casuale – di molti grandi musicisti italiani del sec. XVIII.

 

 

 

 

 

 


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